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Inutili gesti.

Mi succedono cose strane e inaspettate, incontri fortuiti insignificanti ma significativi, che si ergono a emblema del mio modo di sentire e di persistere nel mondo.

Sono gli altri che disperdono sorrisi e parole senza darvi troppo valore, oppure io che peso eccessivamente ogni lettera e ogni sguardo riempiendolo di significati profondi che non hanno mai avuto, neppure nel pensiero di chi li ha generati?

Non so andare avanti. Ogni cosa che succede, ogni incontro, ogni evento, ogni immagine mi si piazza nel centro della testa e non mi abbandona più. Analizzo ogni angolo, ogni parola, il tono della voce, la modulazione, ogni frammento, il ricciolo dei capelli un po’ spettinato, la mano secca, gli occhi tristi ed espressivi, il motivo di quella gentilezza gratuita, il potenziale del nostro incontro, ciò che sarebbe potuto essere se solo le cose fossero andate diversamente. Mi fermo tutta la vita sull’incognita di questo ‘se’, come se andare avanti, cancellare, superare, significasse tradire, essere infedeli, perdere qualcosa.

Mi colpevolizzo, per aggiungere altro peso da portare alle mie spalle sempre più piegate in avanti.

Crollo.

Mi chiedo sempre come facciano le persone a riempirsi le giornate di incontri, eventi, cose, altre persone, fotografie in successione come se fosse un film.

Loro regalano nuovi sorrisi, nuove risate, nuove parole, nuove promesse, nuovi entusiasmi, nuovi progetti per nuovi viaggi mai fatti.

Come fanno a non fermarsi in una scena e sezionarla? Loro mi sfrecciano davanti piene di nuove idee, nuovi amori, nuove emozioni, nuova vita, e io resto accasciata dove le avevo incontrate, a struggermi per quell’immagine, per quell’evento, per quel ricciolo, per quella nota fuori posto di cui cerco ancora il perché.

Io vorrei avere un album di fotografie di ogni momento, anche di questo, per poter tornare a contemplarle, analizzarle, riscriverle, magari diverse, con il senno di poi, impazzire.

Cerco di farmi leggera, riempiendomi anche io di cose, persone, incontri e momenti nuovi. Ma la mia anima è pesante, lo è sempre stata, greve, ed è fedele al peso che la porta sempre giù.

Non posso essere come voi, non posso essere come te.

E in fondo, nonostante tutto, avevi ragione tu: non cambierò.

“Noi, in un’occhiata, percepiamo: tre bicchieri su una tavola. Funes: tutti i tralci, i grappoli e gli acini d’una pergola. Sapeva le forme delle nubi australi dell’alba del 30 aprile 1882, e poteva confrontarle, nel ricordo, con la copertina marmorizzata di un libro che aveva visto una sola volta, o con le spume che sollevò un remo, nel Rio Negro, la vigilia della battaglia di Quebracho. Questi ricordi non erano semplici: ogni immagine visiva era legata a sensazioni muscolari, termiche ecc. Poteva ricostruire i sogni dei suoi sonni, tutte le immagini dei suoi dormiveglia. Due o tre volte aveva ricostruito una giornata intera; non aveva mai esitato, ma ogni ricostruzione aveva chiesto un’intera giornata. Mi disse: – Ho più ricordi io da solo, di quanti ne avranno avuti tutti gli uomini messi insieme, da che mondo è mondo –. Anche disse: – I miei sogni, sono come la vostra veglia –. E anche: – La mia memoria, signore, è come un deposito di rifiuti –. Un cerchio su una lavagna, un triangolo rettangolo, un rombo, sono forme che noi possiamo intuire pienamente; allo stesso modo Ireneo vedeva i crini rabbuffati d’un puledro, una mandria innumerevole in una sierra, i tanti volti d’un morto durante una lunga veglia funebre. Non so quante stelle vedeva in cielo.

(…)

Ireneo aveva diciannove anni; era nato nel 1886; mi parve monumentale come il bronzo, ma antico come l’Egitto, anteriore alle profezie e alle piramidi. Pensai che ciascuna delle mie parole (ciascuno dei miei movimenti) durerebbe nella sua implacabile memoria; mi gelò il timore di moltiplicare inutili gesti.

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2 thoughts on “Inutili gesti.

  1. Che poi, a lungo andare, tutto questo peso sulle spalle ti schiaccia e basta. Non è neanche un bagaglio prezioso, come quello dell’esperienza concreta; non serve a niente se non a saturarti la testa e il corpo, poi ti disintegri e di te non rimane più nulla.

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