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“Perfection is terrible, it cannot have children.”*

Va bene, va bene, ho fatto un disastro.

Sono andata dal medico.

Mi estraneo dal mio corpo come se fossimo due persone diverse. Ecco trovata la spiegazione di tutto. Voilà.

La cosa fondamentale è che ognuno dei miei mali sia sempre un circolo vizioso, qualcosa che ha una soluzione che ricrea a sua volta il problema. Perché se no sarebbe tutto troppo semplice, lineare, poco divertente. Mi rendo conto.

Allora mi dovrei dire: dal momento che la soluzione non esiste e che la cura è solo una tela di Penelope nell’attesa di qualcosa che non verrà mai, e ripeto mai, e sottolineo mai, e dovrei cominciare a farmene una ragione, perché non vivo questa vita qui, proprio questa, così disastrosa, con questo corpo così malfatto, così distrutto e difettoso, perché non gli faccio fare tutte le cose che non fanno i manichini di Monaco?

Perché anche se non me lo sono scritto con l’inchiostro sulla pelle è come se l’avessi fatto, che tutte le cose sono vane, tutte, inutili, prive di valore, al cospetto di ciò che è perfetto, di ciò che non esiste, di ciò che aspetto e che non verrà mai.

Esercizi per la vita, eccetera, eccetera, eccetera.

Niente di nuovo sotto il sole, giammai.Image

*”The Munich mannequins” – Sylvia Plath

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