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Osare perdere.

Tutto quello che mi serve, io lo so, è disciplina eteronoma.
Sveglia alle 7, divisa assegnata, un lavoro possibilmente al di sotto delle mie potenzialità.
Nessun margine di autogestione.
Nessuna possibilità di scelta, di angoscia, di slanci di grandiosità e desideri destinati a perdersi nel nulla. Nessuna dispersione. Nessun panico, nessun senso di morte, nessuna ossessione, nessun rimpianto, nessun tormento, nessun progetto personale destinato a fallire. Nessuna oscillazione, nessun’alternanza. Nessuna colpa, nessuna punizione.
All’inizio, una forte e viva voglia di tutto il resto e la disperata consapevolezza del fatto che avendo il tempo, la libertà e la possibilità, essa diventa eterno cominciamento, angoscia, paralisi e nulla di fatto.
Poi, piano piano, più niente. Solo un grande, pesante, sempre meno disperato e sempre più rassegnato, morto fallimento.

“Il cielo è sopra e sotto: ci si può solo perdere.”

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