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Ti ricordi quando

tu mi toccavi la pancia e io scattavo.

Ci sono stati momenti in cui non è stato più così. Ho dimenticato tutto e ho vissuto come se niente fosse stato.

Così, adesso, dimentico anche questo. Dimentico di avere vissuto, di avere lasciato che mi si toccasse, che mi si vedesse, e torno dove ero. Assolutamente noncurante di tutta la vita in mezzo.

Non ho nessun rispetto di ciò che accade, delle mie cartoline, dei miei libri, di me. 

Non riesco a stendermi al sole, ferma, rilassata, coi pensieri quieti, a farmi accarezzare dal sole. 

Scatto.

E tutti gli altri mi sembrano assurdi. Ma non è vero, sono io.

Io non sono nella vita, io sono altrove. In un posto rassicurante, in un posto morto, putrefatto e maleodorante. Aspettando con idiozia che qualcuno venga a recuperarmi e a riportarmi alla vita, per poi dirgli di no.

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Sur le fil.

Perdo il contatto. Irrimediabilmente, ogni volta, al di là del mio controllo.
Cerco qualcuno che mi tenga a galla ogni volta che risalgo, che mi tiri per le braccia per non farmi ricadere giù.
Perdo il contatto e non sento più niente, neanche l’urgenza di uscire dall’acqua. Affogo senza accorgermene. Anzi, me ne accorgo ma non mi importa. Affogo come se non fossi io ad affogare. Come se io non fossi cosa mia, che mi riguarda. Dimentico di essere, di esistere, di vivere, di meritare qualcosa di mio. Dimentico.
Forse quando risalgo – e capisco – non sopporto tutta quell’aria insieme, tutta quella consapevolezza nuova. E poi, quell’aria mi rende così esposta, mi può abbandonare.
Dimentico le parole, il senso di urgenza, la disperazione. Mi sono disperata, ma ora, un attimo dopo, torno a cadere.
Come se niente fosse cambiato, riscendo giù.
Ma vi prego – vorrei dire davvero così – vi prego, tenetemi su, tiratemi per le braccia, non fatemi affogare.

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Violentlysad.

“Violento” è un aggettivo usato a sproposito, che mi fa sorridere e scuotere la testa con rassegnazione. Un po’ come “scostumato”, “egoista” o “insensibile”. Sempre perché le parole non vengono usate mai nell’accezione giusta, reale, originaria, che dovrebbero conservare.
Per me, violente sono le parole, violenti sono gli affetti, le emozioni, violenta è la solitudine – soprattutto – violenta è la fame. Onestamente, tutto quello che mi può succedere se mi dai uno schiaffo è che mi fai un piacere.

Since i met you
this small town hasn’t got room
for my big feelings

Violently happy
come calm me down
before i get into trouble

Violently happy
overemotional

Violently happy
i’ll get into trouble
real soon
if you don’t get here
baby

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Del sentire e delle distanze abissali.

Certe volte scopro che per altre persone le cose sono completamente diverse che per me, e la cosa mi stupisce sempre come se stessi uscendo da un guscio, dalla convinzione che esista un solo modo di sentire: il mio. Per esempio, scopro con mia somma sorpresa che alcuni riescono a guardare questo spezzone così, come se fosse una canzonetta qualsiasi, senza sentire nessuna fitta al cuore.

C’è persino uno che mi ha detto che le persone per lui sono come le scarpe, intercambiabili, in fondo ne troverai sempre qualcuna che ne sostituirà un’altra, e che comunque niente ti fa sentire davvero bene come vedere pagato il tuo tempo con una barca di soldi.

Io, invece, mi ostino “per ogni piccolo lieve torto a dissanguarmi incurabilmente come per una piccola scalfittura sanguinante”. Uno se va, io ascolto musica da suicidio e piango per tutta la vita. E ovviamente, dacché non mi rimane in tasca manco una fettina di amor proprio, figuriamoci la barca di soldi.

Tanto per cambiare, tutta questa differenza del sentire mi atterrisce. E mi chiedo sempre se valga la pena di sentire così tanto, quando invece si può – evidentemente – abdicare all’angoscia in cambio di una barca di soldi, di scarpe (specie se sei ricchione) e di rapporti superficiali.

Però, alla fine, credo ci sia solo da arrendersi alla propria natura e viverla. Semplicemente ho capito che l’alternativa non esiste. Puoi smussare gli angoli, smettere di sentire, privarti della vita stessa, ma essere un altro proprio no. Non è possibile forzare all’esistenza ciò che non esiste.

“Il derubato che sorride ruba qualcosa al ladro,
ma il derubato che piange ruba qualcosa a sé stesso.”

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