Uncategorized

Fuga da fermo.

Quando si è malati di inadeguatezza ci si sente inadatti anche alla propria malattia. Si desidera essere più inadeguati per eccellere almeno in quello, si vuole scendere più in basso per essere i più bravi a negare la vita. Sì, quando si è malati di inadeguatezza si finisce nel paradosso per cui ci si sente inferiori a chi la vita la sa negare meglio di noi.

Quando si è malati di inadeguatezza non esiste contesto che possa farci sentire al sicuro, perché la nostra malattia prende la forma di ogni situazione e luogo che tocchiamo e ci si ambienta come se quella fosse sempre stata la sua casa.

Quando si è malati di inadeguatezza, secondo me, ci si è ammalati da bambini, quando forse qualcosa o qualcuno ci ha timbrato la fronte con un difetto originario.

Quando si è malati di inadeguatezza, io credo, non si guarisce mai. Le ferite più evidenti lasciano il posto a cicatrici sbiadite e tutto è meno teatrale, meno vistoso, più in sordina, ma resta come un monito a colorare tutti gli aggettivi con una nota di eccesso o di difetto e a lasciare uno scarto incolmabile tra ciò che si è e ciò che si sente di dover essere.

Quando si è malati di inadeguatezza “ci si accorge di tutto quello che succede”, anche prima che succeda, come i cani che sentono i tuoni prima di un temporale. A volte, può accadere che ci si accorga anche di cose che non succedono davvero.

Ma quando si è malati di inadeguatezza “non si ha niente”, e si ricerca sempre e comunque quello che non c’è, indipendentemente da quello che c’è. Perché è un riflesso incondizionato, un difetto di fabbricazione, l’abitudine malsana di girare su sé stessi. Una cancrena destinata ad approfondirsi con il tempo.

“Quelli come te, che hanno due sangui diversi nelle vene, non trovano mai riposo né contentezza; e mentre sono là, vorrebbero trovarsi qua, e appena tornati qua, subito hanno voglia di scappar via. Tu te ne andrai da un luogo all’altro, come se fuggissi di prigione, o corressi in cerca di qualcuno; ma in realtà inseguirai soltanto le sorti diverse che si mischiano nel tuo sangue, perché il tuo sangue è come un animale doppio, è come un cavallo grifone, come una sirena. E potrai anche trovare qualche compagnia di tuo gusto, fra tanta gente che s’incontra al mondo; però, molto spesso, te ne starai solo. Un sangue-misto di rado si trova contento in compagnia: c’è sempre qualcosa che gli fa ombra, ma in realtà è lui che si fa ombra da sé stesso, come il ladro e il tesoro, che si fanno ombra uno con l’altro.” – Elsa Morante, “L’isola di Arturo”

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...