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Tertium non datur – cap. 543

I cambiamenti, per la maggior parte delle persone, sono passaggi di scenari graduali a cui abituarsi lentamente. Sono scene che sfumano dal nero al bianco passando per una vasta gamma di colori da percepire, vivere, studiare, in cui potersi immergere e a cui potersi abituare lentamente.

Per me, tutto questo è sempre più raro. Il cambio di scena mi si presenta, già finito, da un giorno all’altro, come se durante la notte, mentre dormivo, fosse successo tutto a mia insaputa. Mi sveglio ed è tutto lì, già pronto e confezionato. Mi piomba tutto addosso.

Un discorso, una parola, un gesto, e tutto è improvvisamente e completamente diverso.

Mi scuote.

Condiziona il mio umore, le mie percezioni di me stessa e dell’esterno, “cambia struttura alle stanze, il modo di vestire i guanti e i pianti ormai non più così frequenti”.

Sono la solita canna al vento; non possiedo radici alcune. Sono il solito guscio vuoto; com’è possibile che io sia così inconsistente?

Non ho la pelle. Mi manca uno strato. Sono difettata.

Ora è andata bene, qualcosa mi sta tenendo viva. Ora è andata così, ma lo so io e lo sai tu, che non durerà. Quindi, se non vuoi affidarti alla chimica, preparati a diventare la mia rete di salvataggio.

Prenditi cura di me, cazzo. Lo vedi che funziono male, che sono rotta?

Tienimi stretta.

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9 thoughts on “Tertium non datur – cap. 543

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