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Ricorsivo.

Neppure per disperazione riesco a concedermi uno slancio di contatto.
Preferisco tornare a casa e dilaniarmi la carne così che poi il mio corpo dica le parole che la mia bocca non riesce a dire.
Che riesca a dare i baci che io non riesco a dare.
La privazione è sempre, ancora, il mio nutrimento quotidiano.
Voglio cadere, cedere.
Ma ogni gesto è bloccato da un pensiero invadente, da una superficie rigida contro cui ogni intenzione rimbalza.
Ho le mani legate, e non so chiedere né fare.

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