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L’absente.

La Pignasecca ha gli stessi colori, ma io no. Le mie gambe non sono più sottili, le ossa non più scoperte, le mie dita non hanno toccato un tasto mai più. Ora sono le mani non più attente, pulite, misurate, ma rozze, tozze, sporche, avide, frettolose. Sono gonfia, ingorda, rossa, spettinata, goffa.
Potessi tornare leggera e suonare per te. Venissi a darmi uno sguardo, ti accorgessi dei miei salti mortali, dei miei mille sforzi di occupare uno spazio in modo discreto, valido, non invadente ai tuoi occhi contorcendomi in tutte le forme possibili.
Forse mi fermerei di nuovo per ascoltare la musica.
“Dal mondo che li circonda, che capricciosamente li spinge alla rinuncia o all’eccesso, a digiunare o a divorare, non vogliono altro che essere lasciati in pace. Uscendo dalla porta di servizio, senza alzare la voce, con una silenziosa dignità.”
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