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No need to argue.

Mi chiedo se esista qualcosa di peggio che devastarsi in un teatro vuoto e senza spettatori, rendersi conto di tutta la pena che chi ha dovuto ascoltarti ha sopportato, non riuscire a dire, non sentire più nulla, distaccarsi, e allora sentire dietro di sé risate. Mi chiedo a che scopo, non più tanto con quel piglio drammatico ed istrionico che neppure sento di avere più, ora solo con un grande vuoto, un grasso piattume, una disperazione arida. La caduta di qualsiasi pudore, e quella dolorosa oscillazione tra rifiuto e dipendenza che non permette mai ad una possibilità di soluzione di farsi spazio. Esistono malattie che sono un’aporia insanabile, e guarirle è presunzione, arroganza, hybris. Infatti i più assennati, appena sentitone l’odore, fuggono a gambe levate, come da una sciagura terribile che sta per coglierli. Io non li condanno più; d’altra parte, è esattamente ciò che farei anche io.

Butterfly Kiss

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