Uncategorized

Confini – II

Il concetto di “dignità” in amore è un concetto fuoriluogo, perché applica le categorie di un’area a qualcosa che appartiene a tutt’altra dimensione. E’ un po’ come dire che un quadro è malvagio o che un’azione è bella. “Mamma mia, non hai proprio dignità!”, “Ma non ce l’hai un po’ di dignità?” dice la gente che ti vede strisciare ai piedi di chi ti sta infilando una spada nella carne e tu pensi, tra la pena e l’invidia, “Non hai mai provato quello che provo io”.
La dignità non va confusa con l’amor proprio. La dignità è la definizione del valore intrinseco di un essere – e non averla vuol dire non essere meritevoli di calpestare il suolo terrestre -, mentre l’amor proprio è un sentimento, qualcosa che si apprende, che si impara a provare e che guida le azioni ed il modo in cui si decide di trattare sé stessi.
La stima di sé permette alle persone di percepire i confini tra sé stesse ed il mondo esterno, tra sé stesse e gli altri. Permette di dire loro “Ok, io ti voglio bene, io ti permetto questo, ma quest’altro no, perché io inizio qua e finisco qua, e queste sono le regole.” Chi non possiede una chiara percezione dei propri confini non riesce a fare questa semplice operazione. Non sente i confini del proprio sé, non sa dove inizia e dove finisce, non lo percepisce, si sente un guscio vuoto in balìa degli eventi e delle emozioni. Quando dico “non lo percepisce” non uso un’espressione a caso. E’ come pretendere di voler afferrare un oggetto senza sentire la presenza fisica della propria mano.
La stima di sé è strettamente collegata al senso dell’identità. Chi non sente quali sono i propri punti di forza non sa chi è e non sa andare avanti in una giungla di emozioni ingestibili.
Chi non sa chi è tende ad essere vittima di abusi emotivi, fisici e sessuali ed a portare avanti queste cose nella vergogna, nel silenzio e nella sofferenza perché, se prova a parlarne, si sente dire che “non ha dignità”.
Chi non sa chi è non può reagire, perché non riconosce le proprie emozioni, non le può manovrare a proprio piacimento, è semplicemente gettato tra le onde di una tempesta di sensazioni a cui non sa dare neanche nome.
“E’ come un albino che si trova all’equatore e viene criticato perché si scotta”.
“Rappresenta l’equivalente psicologico di un soggetto affetto da un’ustione di terzo grado: è come se mancasse, per così dire, di una “pelle emotiva” protettiva, per cui il movimento o il contatto più lieve possono essere causa di un’intensa sofferenza.”
Questo succede a chi solo molto difficilmente, con estrema fatica e duro lavoro, inizia a percepire qualche accenno di confine al proprio sé, come se stesse iniziando a vedere i contorni di un’immagine che è stata per lungo tempo sbiadita e confusa.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...