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Fame.

Vorrei che mi chiedessi “Come stai?”.

Vorrei che, constatato il mio malessere, cercassi di averne cura, di dirmi una parola carina, di farmi capire che ci sei, per me. Vorrei che mi chiedessi “Che cosa posso fare per te?”.
Vorrei che mi ascoltassi, quando parlo, senza pensare prima ancora che io finisca a quello che hai da dire tu. Vorrei che mettessi da parte te stessa, il tuo egoismo, i tuoi bisogni, la tua maledetta malattia. Per un attimo, per me che ti sono davanti.

Vorrei che non vedessi sempre il riflesso delle tue frustrazioni nel mio pigiama, nei miei occhi stanchi, nei jeans stracciati che non ti piacciono, nel mio disordine, nei miei orari sballati.

Vorrei che tu mi amassi, vorrei che tu mi avessi amata.

Ma tu non puoi, non ne sei capace, non hai mai voluto imparare a farlo ed io non me ne farò una ragione mai. Questa è la mia malattia, la malattia che mi porterò dietro per tutta la vita, strisciando, umiliandomi, elemosinando, auto-distruggendomi.

Non soffrirai mai quanto meriti
perché non mi hai mai voluta amare.

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