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Tnd.

Sento la tua mancanza. La riconosco come malattia, ma me la tengo stretta. Consapevole ormai che per me l’alternativa si dà tra il piattume e il sentire esagerato, drammatico, vittimistico, al di sotto del livello accettabile di dignità umana. Scelgo il secondo. La vita è una malattia per me, la malattia mi porta a sentire, sentire mi dà la vita.
C’è un tempo per fare e un tempo per scrivere.
Tertium non datur.

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Vivere in un corpo malato – Riflessioni sull’abilismo

AnimALiena

Da tempo –  all’incirca da quando, qualche mese fa, abbiamo tradotto la Teoria della Donna Malata su Les Bitches –  ho cominciato a desiderare di fare coming out della mia condizione di malata cronica. Eppure ho continuato a procrastinare questo scomodo appuntamento con me stessa, distogliendo l’attenzione e proiettandola su altri argomenti, meno intimi e perciò meno delicati da trattare. Persino adesso, mentre scrivo, le parole – solitamente amiche e alleate – si fanno sfuggenti e capricciose, e il cursore lampeggia per un tempo fastidiosamente lungo, mentre cerco di dare una forma compiuta ai miei pensieri.

Molti di coloro che sperimentano la malattia, non come accidente – inevitabile eppure passeggero – ma come compagna di vita, riconoscono un prima e un dopo: il ricordo di un passato nel quale si era “normali”, organismi apparentemente totipotenti, e un presente fatto di compromessi e limitazioni, preoccupazione e dolore. E vergogna.

Il mondo nel quale…

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