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Of course I do.

“I get along without you very well” non è una canzone ma uno stato d’animo. Ti senti come se ti mancasse un pezzo? Passi una giornata in mezzo a della gente ma alla fine senti che chi volevi che ci fosse non c’era e ti si apre una voragine nell’anima e nello stomaco? Senti che non ce la fai più a tenerti in vita e portarti a spasso con la costante sensazione di un pezzo mancante? Direi che il tuo umore è precisamente “I get along without you very well”. Perché “triste” e “vuoto” sono categorie dell’animo riduttive, mentre Chet Baker contiene tutte le sfumature della tristezza, ognuna con il suo titolo.

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Non.

Vivo come se non fosse mia, la vita, come se i rimpianti non fossero destinati a martellare il mio, di cervello, ma forse quello di qualcun altro, o forse quello di nessuno. Vivo come se io non esistessi, come se non stessi vivendo. Infatti, non vivo poi tanto.

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L’amore.

L’amore – come ogni nutrimento – dovrebbe essere un diritto di nascita, non un premio da guadagnare. Non credi? Dovremmo nascere già circondati dall’amore e dovremmo averlo attorno a noi sempre, sentirci amati sempre, mai sentirci rifiutati, disprezzati, ignorati, abbandonati. L’amore dovrebbe essere scontato, e alla portata di tutti, non solo di chi può permetterselo, non solo di chi riesce a conquistarlo. Tutti dovremmo avere l’amore addosso come abbiamo due occhi, un naso, una bocca e un paio di gambe. L’amore non dovrebbe essere un vestito costoso che non puoi comprare o un paio di scarpe del numero sbagliato che ti fanno sentire inadeguato. L’amore dovrebbe essere il tuo pigiama più comodo, una seconda pelle, qualcosa di naturale, come respirare.

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Vuoto.

Il vuoto arriva all’improvviso. Non chiede scusa e neppure permesso. La realtà d’un tratto si allontana, diventa inespressiva, inconsistente, insufficiente come una coperta troppo corta. Mi abbandona. La realtà mi abbandona e anche io sembro non esserci più. Mi perdo, mi lascio andare, sprofondo. Ho paura di non tornare.

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