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SNRI

Il Cymbalta ha placato la mia ansia, le mie ossessioni, la mia aggressività. È stato una specie di miracolo. Certo, adesso ho sempre sonno, sono apatica, non ho voglia di fare un cazzo e soprattutto la mia soglia di tolleranza si è alzata pericolosamente. Ad esempio, mia madre continua a essere la più grande stronza esistente sulla faccia della Terra. Un’anaffettiva, narcisista, ossessiva aggressiva e violenta psicologicamente, ricattatrice emotiva, una persona che proprio non meriterebbe i miei sensi di colpa né altro da me se non disprezzo. E io vorrei sentire più rabbia, vorrei sentire più disprezzo, vorrei sentire di più, invece ho sonno.

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Quello che non c’è.

Per te io sarò sempre, e comunque, un ammasso di vestiti buttato disordinatamente sulla spalliera della sedia. Il piatto lasciato per sbaglio sporco nel lavandino. I giorni passati a dormire fino a tardi. L’esame che non ho mai voluto più ripetere.
Mai, sarò l’impegno che strenuamente metto nell’andare avanti nonostante tutto.
Per te io sarò sempre, come sono sempre stata, quello che non c’è, e mai quello che sono.
Non sono riuscita a insegnarti ad amarmi.

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Lo scrivo ma non te lo invio e lo metto qua ché è meglio.

Ho passato una brutta mezz’ora e ho pensato che se ti avessi sentito mi sarei calmata. Non è che non abbia pensato ‘cazzo sono le sei di mattina starà dormendo e poi quando lo leggerà penserà che sono un’idiota’. Ma tanto, che c’ho da perdere? So pure che non ci faccio una bella figura e che 9 volte su 10 non mi rispondi, che giustamente c’hai la tua vita e le tue cose mentre io no, semplicemente credo che tu possa anche sposarti e farti una famiglia e trasferirti in Brasile e diventare presidente del Brasile e io rimarrò qua, fuori dalla vita, che non riesco a uscire, e che ti manderò un messaggio alle sei di mattina. Magari racconterai in un tuo post di una delle donne psicopatiche con cui hai avuto a che fare per gonfiare la tua immagine di bullo narcisista, ma pure qua, che cazzo me ne frega? C’ho mica qualcosa da perdere io. O magari una reputazione, mi butto la merda addosso da sola, lo sai, quindi figurati che mi cambia. Insomma mi dispiace, io c’ho questa cosa, che non me ne riesco ad andare. Certe volte mi chiedo se ti pagassi se fingeresti di essere mio amico. Pensa che stamattina c’avevo questa idea in testa che dovrei pagare qualcuno e sarebbe l’unico modo in cui potrei avere una relazione umana e mentre ci pensavo mi sembrava un’idea geniale, la soluzione a tutto. Poi ho pensato che le idee che ti vengono in quei momenti è meglio che aspetti di dormirci sopra per vedere se ti sembrano ancora sensate, e in realtà mi ci sembra ancora. Lo faresti? Io ti voglio bene e te ne vorrò sempre ma non sono quelle cose che si dicono tanto per dire, è che io veramente tu pure se mi dessi fuoco te ne vorrei lo stesso (come quella là). Lo so che mi dovrei curare ma chi ce la fa, che casino che ho scritto, mi odierai ancora di più.

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Insostenibile.

Io, se uno mi chiede di uscire due volte e io gli dico di no o non gli dico nulla e lui non mi invita una terza volta, ci rimango male.
Io, se disattivo il mio account facebook e la gente mi scrive su whatsapp e io disinstallo whatsapp e loro non mi telefonano, ci rimango male.
Probabilmente ci resterei male pure se mi chiamassero al cellulare e io non rispondessi e loro non mi telefonassero a casa o non venissero a cercarmi di persona. E se, venuti fino a casa mia, li mandassi via e loro non tornassero più.
Io ho bisogno sempre di mettere alla prova il mondo per essere sicura che rimanga lì per me; io così, però, lo perdo.

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Solitudine stagionale.

La solitudine dovrebbe essere più una roba estiva o al massimo primaverile, come le percoche o le fragole o le ciliegie. Quando fa caldo sei tutto impegnato a sventolarti e a farti docce e a sudare e se potessi ti staccheresti di dosso anche la tua di pelle quindi non è che la mancanza di un altro sia un problema così grosso, cioè se sei solo lo sei sempre ma almeno riesci a pensarci di meno, ti distrai facendoti la doccia e scrollandoti di dosso il sudore e mangiando le percoche e le ciliegie. Ma in pieno gennaio, dico, quando fa così freddo che uno non ce la fa neanche a pensare di mettere il naso fuori e vuole solo accoccolarsi sotto una coperta e riscaldarsi, lì be’, se tipo sei uno che è completamente e assolutamente solo e sei pure uno che non si riesce tanto bene a fare compagnia da solo e si sente sempre come se gli mancasse un pezzo, allora io dico che insomma, dovresti avere veramente il privilegio del letargo invernale. Una specie di eutanasia ma solo stagionale. Una flebo di tre mesi di morfina, una botta in testa, una sbronza continuata, insomma un esonero dalla coscienza, grazie.

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Una madre.

Vorrei provare a parlare di ciò che significa avere una madre narcisista e anaffettiva. Una madre che non può, strutturalmente, biologicamente, amare nessuno al di fuori di sé stessa, e quindi neanche i suoi figli. Una madre con una personalità fortemente ossessiva ed egosintonica, che preferisce una stanza in ordine a una figlia in vita. Che prova sollievo se vai via e finalmente può controllare l’arredamento di camera tua. Che ti trova in cucina ad avere fatto la guerra con te stessa per curare le ferite che ti aveva inflitto ma, invece di abbracciarti e dirti che lei c’è sempre per te, ti guarda con disprezzo e ti ordina di mettere subito tutto a posto. Una madre che, quando finalmente le urli in faccia che hai bisogno del suo amore, ti risponde che sei una fallita, disordinata, buonannulla, un problema, un guaio e una sciagura. Una madre che nasconde tutto il dolore che ti crea dietro una facciata di ordine, pulizia e apparenza. Una madre che non ti vede, che non ti ha visto mai, in nessun modo e nonostante le capriole e le acrobazie estreme che hai fatto per farti vedere. Una madre che non ti ama perché non ti può amare, perché non ci riesce, perché non è strutturalmente in grado di farlo. Una madre che ti porta a pensare con lucida disperazione: se non ci riesce lei, che è mia madre, come potrà mai farlo qualcun altro?

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Come rubare.

Essere amata da te è stato come rubare, vivere nell’angoscia continua che fosse scoperto il mio terribile segreto, stare sotto una ghigliottina sapendo che sarebbe venuta giù ma non sapendo bene quando.
È stato un sollievo quando lo ha fatto.
Ma che cosa mi è rimasto?

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