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Una madre.

Vorrei provare a parlare di ciò che significa avere una madre narcisista e anaffettiva. Una madre che non può, strutturalmente, biologicamente, amare nessuno al di fuori di sé stessa, e quindi neanche i suoi figli. Una madre con una personalità fortemente ossessiva ed egosintonica, che preferisce una stanza in ordine a una figlia in vita. Che prova sollievo se vai via e finalmente può controllare l’arredamento di camera tua. Che ti trova in cucina ad avere fatto la guerra con te stessa per curare le ferite che ti aveva inflitto ma, invece di abbracciarti e dirti che lei c’è sempre per te, ti guarda con disprezzo e ti ordina di mettere subito tutto a posto. Una madre che, quando finalmente le urli in faccia che hai bisogno del suo amore, ti risponde che sei una fallita, disordinata, buonannulla, un problema, un guaio e una sciagura. Una madre che nasconde tutto il dolore che ti crea dietro una facciata di ordine, pulizia e apparenza. Una madre che non ti vede, che non ti ha visto mai, in nessun modo e nonostante le capriole e le acrobazie estreme che hai fatto per farti vedere. Una madre che non ti ama perché non ti può amare, perché non ci riesce, perché non è strutturalmente in grado di farlo. Una madre che ti porta a pensare con lucida disperazione: se non ci riesce lei, che è mia madre, come potrà mai farlo qualcun altro?

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