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Il primo incontro.

La prima volta che la zia vi vide per bene eravate in ospedale, perché la vostra mamma era ancora sotto osservazione.
Arrivò in camera e la mamma le disse:
“Eleonò se devi prendere i bambini levati ‘sti orecchini pendenti, ché quelli si aggrappano a tutto.”
Allora la zia, divertita, esclamò: “Ah! …Come i gatti!”
“Eh, sì, più o meno… diciamo” rispose la mamma, un po’ perplessa, dopo averci pensato un attimo.
Poi la zia, che continuava a osservarvi e che non ricordava di avere mai visto in vita sua delle muffolette, chiese: “E perché gli hai messo questi guantini senza ditine sulle manine?”
(Era lì da due minuti di orologio ed era stata già colpita da quella strana malattia che viene a certe persone quando vedono un neonato o un cucciolo di animale per cui iniziano a indicare ogni cosa con il suo diminutivo e a fare una vocina che fa pensare a una sorta di demenza precoce).
E la mamma rispose: “Eh, perché se no si graffiano da soli; hanno le unghie lunghe e non gli si possono ancora tagliare, e si sfregiano da soli la faccia.”
Allora una nota di stupore segnò il volto della zia che, rimasta immobile e in silenzio per qualche istante, poi esplose in uno squillo di entusiasmo esclamando:
“Ma… ma… ma allora… sono proprio…
COME I GATTI!”
 
Ed è così che inizia la storia di come la zia iniziò a volervi bene.
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