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Adolescenza.

Quindi io sarei quella disturbata perché non ho nessun progetto particolare nella vita. In effetti, non voglio fare più un cazzo. Mi basta vivere, mi basterebbe vivere una vita un po’ più carina, con una salute migliore e in un posto migliore e poter fare cose carine e conoscere gente e non stare sempre sola ma poterci stare quando voglio, eccetera. Mi piacerebbe vivere sola ma in una città così se voglio stare in mezzo alla vita mi basta scendere per strada ma se voglio stare da sola mi basta entrare in casa.
E insomma io mi chiedo: ma bisogna davvero per forza fare qualcosa nella vita? Vivere non basta? La gente pensa di dovere per forza fare qualcosa, darsi una missione, un ruolo, “realizzarsi” (“farsi reale”, buffo, no? Come se senza una professione non esistesse). Non ci vuole Cioran per capire che l’attività è sopravvalutata, non ci vuole Marx per capire che il lavoro in generale è la morte del lavoro in favore del lavorìo, non ci voglio io per dire che non sono io quella disturbata, ma chi passa la vita a lavorare senza mai chiedersi “Ma che cazzo sto facendo? E perché lo sto facendo? Potrei forse vivere la mia vita diversamente?” e non si ferma secoli su queste domande, non si aggroviglia, non si arrovella, e cammina, va avanti, si stabilisce, figlia, muore, e intanto è passata una vita così, una vita di attività, e nessuna domanda. Una vita come tante.

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