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No.

Non posso farcela. Provo per l’ennesima volta a sfidare i miei limiti, a cercare di essere come gli altri, a provare a fare le cose. Non posso farcela. Sono difettosa. Per favore, prendetene atto anche voi. Smettete di chiedermi. Liberatemi. Non siate più delusi, azzerate i vostri desideri. Ogni tentativo di essere si traduce in una nuova cicatrice da portare. Per favore, basta. Non chiedetemi più nulla. Dimenticatemi. Io non esisto più da molto tempo, non più nel modo in cui intendete voi.

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Cambiare me.

Sei ancora piccolo piccolo e la tua faccina è tonda tonda e spettacolare. Le tue guanciotte sono irresistibilmente morbide, il nasino piccolo, gli occhietti leggermente allungati, sorridenti, azzurri.
Ora la pelle non è più trasparente, non si vedono più le venuzze, non ci sono più tutte quelle screpolature. Ora è liscia liscia e non sei più un esserino rinsecchito che si ha paura che si possa rompere da un momento all’altro prendendolo in braccio. Ora tutto il tuo corpo è più pienotto, nutrito, paffuto. Le gambe sono salsiccette, le braccine sono piccolette e i polsi hanno quella pieghetta che, oddio, fa partire quella meraviglia che sono le tue manine. Quando sono aperte non posso fare a meno di mettere il dito sul palmo aspettando che tu  di riflesso me lo stringa e sentendomi la persona più fortunata e privilegiata dell’universo. Il collo, che piccola dolcezza, morbidamente separa la faccina dal torace con i capezzoli chiari chiari, quasi trasparenti. I capelli sono buffamente più concentrati al centro della testa e vanno da dietro verso davanti, con un ciuffo che si alza a mo’ di vertigine e forma una specie di cresta punk che mi fa morire dal ridere, anche perché si sposa perfettamente con il tuo carattere inquieto.
Mentre tuo fratello è il ritratto della regolarità e della calma, infatti, tu sembri essere già il figlio precoce, intelligente, estremamente vivo e vivace ma difficile, complicato e tormentato. I tuoi genitori si chiedono da chi tu possa avere preso questo caratteraccio e la nonna, per prendermi in giro, dice che lo hai preso da me.

Ti muovi sempre, continuamente, sgambetti tanto, adesso, e lalleggi. Fai un sacco di versi buffi, e di smorfie e faccette divertenti e poi, meraviglia delle meraviglie, sorridi. Sorridi tanto. Piano piano la tua boccuccia si alza all’insù e si apre un poco, e insieme a lei sorridono i tuoi meravigliosi occhietti azzurri. Che meraviglia della natura che sei quando sorridi! Mi scoppia il cuore in mille pezzi, mi viene da piangere, non riesco a contenere la mia emozione. E non ti limiti a sorridere: ridi! Lalleggi e ridi, ti diverti da solo, anche solo guardando un punto che ti piace o godendo di una sfregatura energica sulla pancina. Però, sei estremamente delicato. Il tuo corpicino è in fase di rodaggio, non ha ancora tutti gli apparati funzionanti nel modo giusto, giorno dopo giorno cambia e si rafforza e tu, poverino, soffri di tutti questi cambiamenti. Non digerisci bene. Se hai mal di pancia, piangi. Se hai fame, piangi. Se sei annoiato, piangi. E il tuo pianto è disperato, urlato, inconsolabile, perché non vede oltre sé stesso. Non vedi consolazione, soluzione, non sai, e allora piangi, urli, ti disperi, fino a che non ottieni ciò che vuoi.
E tu ottieni sempre ciò che vuoi, perché nessuno con un angolo di cuore ancora minimamente pulito riuscirebbe a non sentirsi in dovere di fare di tutto pur di darti soddisfazione. Nessuno con un briciolo di umanità intatta riuscirebbe a non diventare schiavo della tua purissima tenerezza. Tu non puoi non ottenere ciò che vuoi. Indifeso, ignaro, spaesato, per arbitrio d’altri gettato nel mondo. Chi deliberatamente ignora il tuo pianto può essere solo una creatura dal cuore irrimediabilmente sporco di catrame.

Ti piace essere portato a passeggio per le scale, e io ti ci porto. Su e giù, una, due, cinque, sette volte. Le gambe mi fanno male per via della fibromialgia e della stanchezza cronica e tutto il resto, ma non posso sopportare che tu pianga. Non si può. Sopporto il dolore perché TU devi stare bene. Mi fa bene, prendermi cura di te, perché posso spostare il centro dei miei bisogni su qualcosa di esterno a me stessa. Qualcosa di meraviglioso e di infinitamente più degno di attenzione e di amore.

E poi, ti piace il rumore dell’asciugacapelli, e ti piace il getto d’aria calda puntato sulla faccia. Che faccia buffa che fai quando per farti calmare lo prendo e lo punto verso il tuo faccino, i capelli svolazzano e la tua boccuccia e i tuoi occhietti si muovono a un’espressione beata e tranquilla. Mi metto a piangere. E sì.

E quando prendi il tuo latte dal seno della mamma, che meraviglia, la guardi e lei ti guarda e ti sorride. Non posso negare di provare a volte una punta di invidia per la vostra complicità unica, di quella che si può creare solo con una compenetrazione di corpi. La tua mamma ti dà una parte di sé e diventa te. Tu ti nutri di lei e la contieni, così come lei ti conteneva prima che nascessi.
Una volta ti avevo in braccio e piangevi così disperatamente che, quando la tua bocca ha sfiorato la mia guancia, subito ti ci sei attaccato. Sì, insomma, eri così disperato che hai scambiato la mia guancia per una tetta e hai cominciato a succhiarla. Che sensazione meravigliosa! Ti ho staccato e tu hai ricominciato a piangere, e un po’ mi sono vergognata e sentita in colpa per non averti staccato subito subito, per avere voluto sentire per qualche secondo il contatto con la tua infinita tenerezza dando alla mia soddisfazione più importanza che alla tua. Mi viene da piangere di nuovo.
Poi, quando ti addormenti, il tuo volto mi rivela pienamente tutta la sua perfezione. Non esiste ruga, macchia, segno del tempo sulla purezza liscia e candida della tua meravigliosa pelle. Gli occhietti chiusi, il nasino perfetto, la boccuccia dischiusa, tutto perfettamente si sposa con il ritmo regolare e silenzioso del tuo respiro, che solo distingue il tuo volto da quello di un meraviglioso bambolotto di porcellana. Io ti guardo per minuti interminabili e mi commuovo, piango. Sei la cosa più bella del mondo. Ti vorrò bene sempre, a prescindere da ciò che sarai, ti vorrò bene anche se tu mi odierai, anche se diventerai tutto ciò che disprezzo. Mi impegno ad amarti incondizionatamente, e non credo che potrò fare a meno di adorarti per sempre, perché sei stato quello che sei adesso e io l’ho visto e vissuto.

E perché hai rovistato nel mio nulla così tanto che alla fine sei riuscito a farne venire fuori un’emozione.

 

“Per vedere e capire se è vero,
come dicono le leggende,
che amare è più forte di morire”

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